Negli studi sonori di riferimento in Italia, il riverbero elevato rappresenta una sfida costante per la qualità del segnale audio, soprattutto quando si utilizzano microfoni direzionali in ambienti con superfici riflettenti come legno, vetro e pareti rivestite. A differenza dei laboratori acustici standardizzati, molti studi storici o indipendenti presentano geometrie irregolari, materiali con coefficienti di assorbimento medi bassi e riflessioni concentrate in angoli specifici, che amplificano il riverbero e degradano la chiarezza vocale. La comprensione precisa del campo sonoro e del tempo di riverbero (RT60) è fondamentale per posizionare il microfono in modo da intercettare il segnale diretto evitando la sovrapposizione di riflessi. Questo articolo approfondisce le metodologie tattiche e tecniche esperte, supportate da dati concreti e casi studio, per ottimizzare il posizionamento acustico con microfoni cardioide e supercardioide, con particolare attenzione al contesto italiano.
I microfoni cardioide e supercardioide presentano una directività a figura 8 o a forma di “cardioide”, con un pattern polare che privilegia la ricezione del suono frontale e attenua fortemente quelle laterali e posteriori. La directività tipica di un modello cardioide varia tra 90° e 135°, con un picco di sensibilità a 0° e una riduzione progressiva fino a -25 dB a ±120°. La risposta in frequenza, tipicamente in campo vicino, è piatta tra 80 Hz e 15 kHz, ma presenta una roll-off graduale oltre i 10 kHz, influenzata dalla meccanica interna e dalla griglia di protezione.
Il diagramma polare determina la capacità del microfono di isolare la sorgente desiderata: un angolo di inclinazione di ±15° rispetto all’asse verticale riduce significativamente la captazione di riflessioni da soffitto e pareti posteriori. Questo è particolarmente efficace in ambienti con soffitti alti e pareti riflettenti, comuni negli studi storici italiani. La distanza ottimale tra microfono e sorgente varia tra 60 cm e 1,2 m, in base alla dimensione della stanza e al coefficiente di assorbimento medio (α) dei materiali presenti: un α medio di 0,3-0,5 consente un RT60 tra 0,8 e 1,5 secondi, ideale per la registrazione vocale professionale.
Il metodo A, previsto dal Tier 2, prevede l’inclinazione del microfono cardioide di ±15° rispetto all’asse verticale per intercettare il segnale diretto evitando riflessioni da soffitto e pareti posteriori. Questa tecnica, validata in studi storici come il Museo del Suono di Firenze, intercetta fino al 60% delle componenti di riverbero verticale, riducendo la saturazione delle frequenze medie e migliorando la definizione timbrica.
Metodo B: posizionamento laterale per ridurre riflessioni laterali
Spostare il microfono a 45° rispetto alla parete posteriore, evitando l’allineamento perpendicolare che amplifica riverbero e risonanze. In ambienti con pareti laterali riflettenti, questa tecnica riduce il contributo di riflessi da 20% a meno del 10% del tempo di riverbero totale, come dimostrato in una registrazione vocale professionale a Roma, dove il RT60 percepito è sceso da 1,6 a 1,1 secondi.
“In Italia, il riverbero non è solo una misura fisica, ma un fattore determinante per la qualità artistica del suono: il posizionamento deve essere pensato come una coreografia acustica, non solo una misura geometrica.”